Il 29 luglio 2010 il Senato della Repubblica ha approvato, con 152 voti favorevoli, 94 contrari e 1 astenuto, il disegno di legge 1905, di iniziativa governativa, concernente “Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”. Il testo, rimasto sepolto per più di sei mesi nella 7° commissione permanente del Senato prima di approdare in aula, consta di tre titoli, che vanno a toccare rispettivamente la governance degli atenei (cioè la loro gestione politica ed economica), il diritto allo studio studentesco ed infine il reclutamento e l’avanzamento di carriera dei ricercatori e dei docenti universitari.
L’approvazione del disegno di legge, annunciata trionfalmente dal ministro Gelmini, vede passare alla Camera un testo certamente modificato rispetto a quello presentato nel novembre del 2009; tali modifiche vanno tuttavia ad incidere quasi esclusivamente sul titolo primo, a riprova dello scarso interesse del ministro per l’opinione, da sempre contraria, di studenti e ricercatori. L’on. Gelmini, abituata da grembiuli e maestri unici a sintetizzare i propri provvedimenti con frasi a effetto, ha subito posto l’accento sulle novità “rivoluzionarie” introdotte dai primi articoli del ddl: possibilità per i senati accademici di sfiduciare i rettori, tetto massimo di due quadrienni ai mandati dei Magnifici, professori ordinari in pensione a 70 anni, commissioni di concorso estratte a sorte. Peccato che gran parte delle novità fossero già state previste da leggi o note ministeriali emanate dai suoi predecessori o, più frequentemente nel caso della governance, da statuti e regolamenti degli atenei. Le vere novità sono altre: senati accademici svuotati della propria funzione e subordinati a consigli di amministrazioni con quote obbligatorie di membri esterni alle università; rettori (nonostante i proclami) in realtà fortemente rafforzati nella loro carica monocratica; dipartimenti di dimensioni faraoniche che sostituiscono corsi di laurea e facoltà nella gestione congiunta, inevitabilmente caotica, di didattica e ricerca; un diritto allo studio mutilato, con un sistema avviato di fatto sostituito da una legge delega al governo per ora in bianco, basato su test nazionali che tengono conto unicamente del merito e non – come invece nello spirito dell’articolo 34 della Costituzione – anche del reddito degli studenti; l’eliminazione della figura del ricercatore a tempo indeterminato, che sancisce di fatto la precarizzazione anche di una delle poche figure di ricerca ancora stabili, senza per questo risolvere il problema dello status giuridico dei ricercatori, se collaboratori di ricerca o docenti di terza fascia; infine il tempo massimo di sei anni (tre eventualmente rinnovabili una volta sola) per loro per vincere un concorso di idoneità a professore associato, pena la perdita della possibilità di restare negli atenei.
Del resto, sarebbe parziale analizzare il disegno di legge come un provvedimento a sé stante, scordandosi del contesto in cui si inserisce: i tagli progressivi all’università per l’intero quinquennio 2008-2013 contenuti nella legge 133/08 e quasi per nulla mitigati dalla successiva legge 1/09, che hanno portato in piazza lo scorso autunno migliaia di studenti, docenti e tecnici amministrativi dell’università. In un simile quadro l’invenzione del 3+3 appare come un pretesto malcelato per cacciare di fatto dall’università i ricercatori, privando una generazione di studiosi della possibilità di esercitare in Italia il proprio talento, dato che buona parte degli atenei italiani, ridotti in ginocchio proprio dai suddetti tagli, non ha la possibilità di bandire concorsi con regolarità.
Ed è in quest’ottica che il ministro non può certo dirsi sorpresa e indignata della protesta di docenti, ricercatori e studenti che a partire dalla primavera sta agitando l’intero panorama universitario italiano. Protesta che, proprio in virtù della non risoluzione del problema dello status giuridico dei ricercatori, viene attuata da questi ultimi tramite la manifestazione dell’indisponibilità a ricoprire carichi didattici per il prossimo anno accademico, mandando in parte in tilt l’offerta didattica di Università come quella di Padova che, in questi anni, hanno basato la propria didattica in modo molto forte proprio sulla disponibilità dei ricercatori stessi.
Certamente diversi per molti aspetti sono gli effetti di una tale protesta sui diversi atenei, e ancora di più fra le diverse facoltà di uno stesso ateneo: se ambiti più “professionalizzanti” come quelli medico e giuridico ne sono colpiti per nulla o molto poco, le facoltà più interessate, per come è inteso in esse il ruolo dei ricercatori, sono quelle scientifiche. Non fa eccezione il nostro ateneo in cui la protesta ha avuto e ha tuttora il suo fulcro nelle facoltà di Scienze MM.FF.NN., Ingegneria e – seppur in maniera più ridotta – Scienze politiche. Nelle prime due, in particolare, su un totale di circa 300 ricercatori (150 per ognuna), più di 220 hanno inviato alle rispettive Presidenze una lettera in cui comunicavano la propria indisponibilità per l’a.a. 2010-11 ad assumersi ore di didattica oltre gli obblighi contrattuali: niente più straordinari, insomma.
Noi, a livello locale come Studentiper e a livello nazionale come Unione degli universitari, abbiamo scelto di sostenere questa protesta e questa battaglia, per non cadere nella trappola di un governo che già troppe volte ha inneggiato a “guerre fra poveri”, cercando di mettere gli uni contro gli altri precari e pensionati, lavoratori dipendenti e indipendenti, e ora docenti e studenti, affermando che la protesta degli uni non può che essere un danno per gli altri: il disegno di legge, per come è stato approvato, minaccia di compromettere qualità di didattica e ricerca, turnover e possibilità lavorative per questa e per la prossima generazione di giovani ricercatori, colpisce gli studenti proprio come i docenti. È proprio per non dare addito a contrapposizioni di questo tipo che abbiamo organizzato in primavera insieme ai rappresentanti di tutte le liste presenti nella facoltà di Scienze tre assemblee informative di facoltà, dando agli organi di ateneo e ai rappresentanti dei ricercatori un filo diretto con gli studenti e giungendo all’approvazione all’unanimità da parte dei quasi 500 presenti di una mozione di pieno sostegno alle iniziative di protesta contro l’attacco al sistema universitario messo in atto dal governo.
È in linea con questo mandato che abbiamo votato, nei Consigli di Facoltà di Scienze e di Ingegneria, a favore del rinvio dell’assetto didattico, per non permettere che venisse chiusa in tutta fretta la questione. Sono sempre le stesse ragioni che ci hanno convinto infine, insieme a tutti gli altri rappresentanti degli studenti presenti nel Consiglio di Facoltà di Scienze, a non appoggiare la richiesta di rinvio delle preimmatricolazioni: si sarebbe trattato di una forma di protesta che, spaventando gli studenti usciti dalle superiori e inducendoli a iscriversi presso le medesime facoltà di altri atenei, non solo non avrebbe saldato docenti, studenti e famiglie contro l’azione ministeriale, ma avrebbe invece creato un malcontento nelle famiglie stesse ed uno scontro interno alle componenti dell’Università, con l’esito paradossale di danneggiare solo gli atenei più sensibili alla protesta, senza ottenere in compenso alcun risultato sull’opinione pubblica riguardo al disegno di legge.
Chi invece ha scelto di acuire lo scontro fra le diverse componenti degli atenei è la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), che non più tardi del 3 agosto scorso (con una fretta rispetto alla tempistica parlamentare che non si può che trovare maliziosamente sospetta) ha approvato a maggioranza un parere favorevole al disegno di legge, forse colpita dal rafforzamento dei poteri rettorali contenuto in esso, più probabilmente speranzosa di ottenerne in cambio una ridistribuzione a pioggia dei fondi che dovrebbero essere invece assegnati alle università sulla base meritocratica della produzione di ricerca e dello stato dei loro bilanci.
Ci auguriamo infine che lo slittamento in avanti di una settimana dell’inizio delle lezioni garantisca lo spazio per azioni informative e per altre forme di protesta: noi ci saremo, per portare avanti quelle ragioni e quei diritti che il ministro vorrebbe spazzare via.
Per quanto riguarda gli studenti che, confusi da quanto sta succedendo, non riuscissero a reperire informazioni sui loro corsi di laurea (con particolare riferimento proprio alle facoltà di Scienze e Ingegneria), consigliamo di tenere presente alcuni fatti: in primo luogo, le preimmatricolazioni sono partite (per la facoltà di ingegneria, che le aveva in un primo momento sospese, sono state riaperte il 9 agosto); per quanto riguarda i test di accertamento obbligatorio e quelli di accesso per i corsi a numero programmato, le date possono essere trovate sul sito di ateneo, www.unipd.it.
I corsi dei primi anni (lauree e lauree magistrali) potrebbero non partire, quelli che presentano questo tipo di rischio sono segnalati da un apposito “bollino” che riporta questa eventualità e in cui vi imbatterete preimmatricolandovi. Si tratta ad ogni modo di tutti i corsi di laurea e di laurea magistrale delle due facoltà a cui ci riferiamo. Nel caso partano, è comunque possibile che l’offerta didattica sia impoverita rispetto a quella degli anni precedenti per assenza di docenti a cui affidare i corsi. Raccomandiamo dunque agli studenti che devono preimmatricolarsi in questi giorni di tenere aperto un piano B procedendo a preimmatricolarsi in più di un corso di laurea.
I corsi dei secondi e terzi anni partiranno, ma anche in questo caso l’offerta didattica potrebbe essere ridotta e alcune lezioni, conseguentemente, potrebbero non partire per mancanza di corpo docente.
Gli esami sono garantiti, con l’eccezione di alcuni corsi del terzo anno della 270: la maggior parte di essi, anche nel caso in cui non venissero tenuti l’anno prossimo, potrebbero essere mutuati (cioè avere il medesimo esame) da corsi della 509 di quest’anno, ma questo non vale per tutti.
Ad ogni modo, l’ateneo garantirà a quanti si sono iscritti negli anni precedenti e devono frequentare il secondo o terzo anno, di continuare il proprio percorso di studi, pur con tutte le difficoltà che potrebbero sorgere.
Stiamo vegliando sui vostri studi, cercando di garantire il vostro diritto allo studio, che non può non passare da una dura contrapposizione al DDL Gelmini ma anche da un’attenta gestione di questa complicata fase, sempre nell’interesse degli studenti e dell’università pubblica e democratica. Siamo a vostra disposizione per ogni chiarimento, contattateci alla mail di ateneo info.studentiper@gmail.com o, per le facoltà interessate, alle mail studentiperscienze@gmail.com, studentiper.ingegneria@gmail.com, seguite l’evoluzione delle iniziative sul sito www.studentiper.it. Da settembre riaprirà lo sportello informativo in via Loredan, 26 a Padova.

Il DDL Gelmini è la pietra tombale di tutte le riforme che hanno affossato il sistema universitario negli ultimi decenni. Se
oggi, con i tagli, gli Atenei sono sull’orlo del baratro tutti, senza distinzioni tra virtuosi, non virtuosi e virtuosismi altri, questo ddl è il colpo finale per seppellire l’idea di Università pubblica, democratica e per tutti che un Paese civile, come lo era il nostro, dovrebbe preservare. Valditara si sbaglia e fa il gioco del Ministro Gelmini, che vuole portare lo studio universitario ad essere un “affare” per pochi e l’Università ad essere un’impresa che con logiche aziendalistiche scremi il mercato.
Oggi il DDL Gelmini approvato in Commissione cultura passa all’esame dell’aula del Senato. La discussione parlamentare fino ad oggi svolta non ha prodotto nessuna modifica sostanziale dell’impianto della riforma che rimane quindi assolutamente irricevibile per l’Unione degli Universitari. E’ un proposta di riforma che modifica alla radice ed in senso aziendalista il modello organizzativo delle università, attraverso l’introduzione di privati nei consigli di amministrazione e l’assegnazione di tutti i poteri al Rettore e ai CDA. Con il DDL Gelmini si cancella completamente ogni spazio (già marginale) di democrazia e partecipazione nelle università
trasformandole in piccole monarchie assolute, piegando gli organi accademici agli interessi degli esterni e dei privati.
Questa riforma non risolve nessuno degli attuali problemi del sistema universitario pubblico che, come hanno anche ricordato i Rettori, è prossimo al collasso a causa dei tagli e del sottofinanziamento. L’autonomia delle università viene mortificata attraverso imposizioni e decreti legge il cui contenuto non è stato e non sarà mai discusso
con la comunità accademica.
Il Diritto allo studio con il DDL subisce di fatto una modifica tale da non rispondere più al dettato costituzionale dei “capaci e meritevoli anche se privi di mezzi”, l’assegnazione dei benefici viene slegata dalle condizioni di reddito e sociali dello studente distruggendo un’idea solidale e progressiva del diritto allo studio. Chi ha già i mezzi per poter studiare sarà messo alla pari di non se lo potrà permettere. L’Unione degli Universitari
non lo accetterà mai.
Questo ddl e’ contro l’universita’ e la ricerca pubblica, contro i principi costituzionali, contro il diritto
allo studio, contro il futuro delle nuove generazioni, contro il futuro del paese.
Chiediamo l’immediato rititro dalla discusisone parlamentare del DDL. L’Unione degli Universitari e’ pronta a costruire per l’autunno un persorso di mobilitazione assieme a tuttte le componenti del mondo universitario e della societa’ civile che hanno a cuore la difesa del sistema universitario pubblico e democratico.
Fai parte di una band musicale formata da almeno due studenti universitari?
L’ESU di Padova, in collaborazione con Università degli Studi di Padova (RadioBue.it), il Comune di Padova e le Associazioni degli studenti indice per l’Anno Accademico 2009/2010 un concorso musicale ESU Padova Unimusic Live 2010 per promuovere… i gruppi e le band formate da studenti.
Il percorso musicale si articola in tre esibizioni che si svolgeranno nella nostra città nel mese di settembre e il gruppo musicale vincitore parteciperà al concorso musicale nazionale Unimusic Live 2010 che si svolgerà sempre a Padova in occasione del Forum europeo per il diritto allo studio universitario dal 30 settembre al 3 ottobre 2010.
La domanda di partecipazione al concorso va indirizzata all’ESU di Padova, via San Francesco 122 entro e non oltre il 31 luglio 2010.
Bando e modulo di partecipazione scaricabili a questo indirizzo -> http://www.radiobue.it/images/stories/BandoUniMusicESUPadova.pdf
Che aspetti? Play your music, live!
IL GOVERNO INVESTE L’UNIVERSITA’. NON FACCIAMOCI SCHIACCIARE!
La manovra varata dal Governo continua ad andare nella direzione tracciata dalla L.133: solo tagli e nessun investimento per il futuro del paese. Dopo anni di menzogne finalmente il Governo ha ammesso che la crisi esiste, non è virtuale, non è psicologica, ma è reale tanto quanto la difficoltà che il nostro Paese sta affrontando per superarla.
La situazione di emergenza, per il Governo, non è altro che l’ennesima scusa per far pagare la crisi solo ai più deboli, ai lavoratori, ai precari, ai giovani e agli studenti.
Questo governo infatti in due anni ha stravolto la scuola, l’università, la ricerca e tutto il comparto pubblico della conoscenza, ha “investito” e distrutto il futuro dei giovani e del Paese senza pensare minimamente al danno che comporta questa enorme miopia.
La strategia del Governo nell’affrontare la crisi economica è stata, e continua ad essere, quella dei tagli alla spesa pubblica, tagli a settori cruciali come l’istruzione, la ricerca, il welfare.
I tagli della L. 133 del 2008 nei confronti della scuola (8 miliardi) e dell’università (1,2 miliardi) hanno messo in ginocchio il sistema di istruzione pubblico.
L’incertezza del futuro del Paese e dei giovani è ormai costantemente confermata dai dati sulla condizione occupazionale giovanile. Il rapporto ISTAT di poche settimane fa, infatti, denuncia impietosamente il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 25,4%, più del triplo di quello totale (7,8%) e più alto della media europea (19,8%). Insomma ci confermano quello che ripetiamo da anni: questo non è un paese per giovani.
Con la manovra il Governo prevede di recuperare 24 miliardi per la maggior parte attraverso tagli di risorse a regioni ed enti locali che porteranno alla riduzione sempre maggiore dei servizi pubblici per i cittadini, e alla scomparsa degli investimenti sul diritto allo studio.
La strategia del governo nell’affrontare la crisi è dunque sempre la stessa: tagliare risorse pubbliche anziché investire su politiche di sviluppo creando così sempre più diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Noi crediamo che per uscire dalla crisi bisogna, invece, investire veramente sulla scuola, sull’università e la ricerca, stanziando e non tagliando risorse. Crediamo che il sapere sia il motore per lo sviluppo del nostro Paese, che solo l’innovazione e la ricerca siano gli strumenti necessari all’economia italiana per uscire dalla crisi. Crediamo che bisogna garantire il diritto all’istruzione a tutti i livelli attraverso il potenziamento dei servizi per il diritto allo studio e la libertà di accesso alla formazione.
Il 12 Giugno la Rete degli Studenti Medi e L’Unione degli Universitari scendono in piazza accanto ai lavoratori del mondo della conoscenza e di tutto il comparto pubblico perché non siamo disposti a continuare a pagare i costi di una crisi di cui non abbiamo colpe, perché dalla L. 133 ad oggi sono i più deboli che vengono sacrificati per il futuro del Paese, perché non accettiamo il sacrificio del futuro dell’Italia per non disturbare chi in questi decenni ha accumulato ricchezza, pretendiamo un investimento sul nostro futuro e lo pretendiamo adesso.
Università
Affrontare la crisi economica per questo governo significa, ancora una volta, farla pagare agli studenti e ai lavoratori. Questo governo infatti in 2 anni ha investito la scuola, l’università e la ricerca e tutto il comparto pubblico della conoscenza nel senso che ci è passato sopra per distruggerla!
I tagli della L. 133 del 2008 nei confronti della scuola (8 miliardi) e dell’università (1,2 miliardi) hanno messo in ginocchio il sistema di istruzione pubblico.
Il disegno di legge 1905 di riforma dell’università, attualmente in esame in parlamento, non fa altro che adattare le università ai tagli cercando di trasformarle in aziende dove gli studenti sono considerati come clienti, i consigli di amministrazione vengono aperti ai privati e il diritto allo studio snaturato attraverso la retorica del merito.
La manovra varata dal governo continua ad andare nella direzione tracciata dalla L.133: solo tagli e nessun investimento per il futuro del paese.
Un paese in cui il futuro è sempre più incerto, soprattutto per giovani: i dati diffusi dal rapporto ISTAT di poche settimane fa denunciano impietosamente il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 25,4%, più del triplo di quello totale (7,8%) e più alto della media europea (19,8%).
Con la manovra, il governo prevede di recuperare 24 miliardi per la maggior parte attraverso tagli di risorse a regioni ed enti locali che porteranno ad un ulteriore riduzione dei servizi pubblici per i cittadini.
Tutto il comparto dell’istruzione pubblica e della ricerca è per l’ennesima volta sotto attacco. I blocchi del turn over nelle università e il limite di spesa per l’assunzione di personale precario porteranno al licenziamento di più di 26.500 precari e la paralisi dei nostri atenei.
Decine di enti di ricerca pubblici che da anni garantiscono la libertà della ricerca e portano avanti importanti indagini sociali e ricerche scientifiche vengono soppressi o accorpati ai ministeri.
La strategia del governo nell’affrontare la crisi è dunque sempre la stessa: tagliare risorse pubbliche anziché investire su politiche di sviluppo creando così sempre più diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Noi crediamo che per uscire dalla crisi bisogna invece investire veramente sull’università e la ricerca, stanziando e non tagliando risorse. Crediamo che il sapere sia il motore per lo sviluppo del nostro paese, che solo l’innovazione e la ricerca siano gli strumenti necessari all’economia italiana per uscire dalla crisi. Crediamo che bisogna garantire il diritto all’istruzione a tutti i livelli agli strati più ampi della popolazione attraverso il potenziamento del diritto allo studio e la libertà di accesso alla formazione.
Questo governo invece continua a tagliare su tutto il comparto della conoscenza e a sfornare provvedimenti come quello sulle intercettazioni che cercano di limitare la libertà di informazione e la circolazione delle idee.
Il 12 Giugno scendiamo in piazza accanto ai lavoratori dell’università e di tutto il comparto pubblica per dire che non siamo disposti a continuare a pagare una crisi che non abbiamo provocato e per chiedere un’investimento sul nostro futuro.
Chiediamo il ritiro dei tagli della L. 133 che stanno portando i nostri atenei alla chiusura, il ritiro del DDL di riforma dell’università che trasforma le università in aziende, snatura il diritto allo studio e precarizza ulteriormente la figura dei ricercatori universitari, chiediamo che vengano erogati immediatamente i 135 milioni per le borse di studio e i 65 milioni per l’edilizia universitaria stanziati dal D.L. 1/2009 per l’A.A. 2009/2010 e mai arrivati agli enti per il diritto allo studio.
Unione degli Universitari
Rete degli studenti medi
Aumento delle tasse. Un’alternativa più equa
Già dall’anno prossimo l’Università aumenterà le tasse agli studenti prevedendo un incasso aggiuntivo di circa 9 milioni di euro. L’aumento segue criteri di reddito e di merito infatti le fasce su cui verranno prelevate la maggior parte delle tasse sono quelle con ISEE sopra i 50mila euro(96,6% del totale) e sono previsti premi per gli studenti meritevoli.
Pur riconoscendo che la manovra dell’Università di Padova presenta un certo margine di equità, proponiamo dei miglioramenti che vanno a favorire le fasce medio-basse e assolutamente sostenibili sul piano finanziario, vantaggi per i redditi medio-bassi ancora più rilevanti se si considera che stiamo attraversando un periodo di grave crisi.
L’equità della manovra va misurata in due direzioni: i tagli all’università impongono sicuramente dei sacrifici, ma bisogna vedere qual è la distribuzione di questi sacrifici all’interno della comunità accademico, ossia quanto andrà a pesare sugli studenti, quanto sui docenti, etc.; inoltre bisogna valutare l’equità della manovra rispetto al peso che ha sulle varie fasce di reddito.
Per quanto riguarda il primo punto ci sarebbe davvero moltissimo da dire, in questi anni abbiamo assistito a incredibili sprechi nella gestione delle risorse dell’ateneo e la responsabilità di questi sprechi certamente non è degli studenti. Già dall’inizio del nostro mandato di rappresentanti abbiamo sempre posto osservazioni e dubbi su come venivano investiti i soldi dell’ateneo e da domani continueremo a farlo in modo sempre più insistente.
Il secondo requisito è però in parte rispettato e va nella direzione di far pagare alle fasce alte l’università a tutti quegli studenti che sono in una fascia bassa di reddito. Obiettivo che un sistema equo dovrebbe porsi.
L’equità della manovra va però pesata anche in relazione a quanto si fa pagare in più alle fasce alte ma soprattutto rispetto ai vantaggi e gli sgravi riservati alle fasce basse. Su questo si può fare davvero molto di più!
Le proposte toccano tutti gli aspetti della manovra: la revisione del reddito, del merito e il bando esoneri parziali e totali che si approva contestualmente alla definizione degli importi della contribuzione.
Le proposte sono le seguenti:
REDDITO
–>Estendere l’esenzione totale dalla contribuzione per reddito, innalzando la soglia massima a 22 mila punti ISEE e introducendo dei criteri di merito come condizione generale per l’esenzione: il conseguimento di 35 CFU al primo anno, 90 CFU al secondo anno, 145 CFU al II semestre del terzo anno (incremento di 10 punti dei requisiti richiesti per la borsa di studio)
–>Rimodulare la pendenza della nuova curva di contribuzione, in modo tale che il punto di intersezione con la vecchia curva – corrispondente all’inizio degli aumenti effettivi – sia collocato sui 30.000 ISEE e conseguentemente allargare la «fascia protetta» sino alla soglia di 23.500 ISEE.
MERITO
–>Mantenere l’attuale sistema premiale, ma aumentando il numero degli studenti meritevoli beneficiari al 15% e corrispondendo loro il medesimo «bonus» di 200€; introdurre contestualmente un «malus»di 200€ che penalizzi gli studenti fuori corso a partire dal terzo anno compreso.
–>Rendere noto all’inizio dell’anno accademico qual è stata la soglia di merito richiesta per accedere al premio.
BANDO ESONERI
RICONOSCIMENTO DELLA FIGURA STUDENTE-LAVORATORE (PRECARIO)
Il «Bando degli esoneri parziali e totali della contribuzione 2009/2010» determina la figura del cosiddetto «studente lavoratore» sulla base delle seguenti caratteristiche: «svolge un’attività lavorativa documentata e continuata da almeno un anno solare percependo un reddito da lavoro di almeno 6500€». La tipologia di studente delineata in tal modo, risulta essere in età media avanzata, con un lavoro stabile e perciò è prevista una riduzione della contribuzione pari al 10% dell’imponibile.
Si osserva tuttavia che una simile caratterizzazione non comprende lo studente che lavora per mantenersi agli studi ma le cui prestazioni lavorative sono precarie, occasionali, di breve durata, e non svolte continuativamente per almeno un anno solare. Questa rigidità impedisce un’efficace garanzia della fascia più debole e meno riconosciuta degli studenti lavoratori.
Dopo l’attuale formula di determinazione delle caratteristiche dello «studente lavoratore», introdurre nel Bando al quarto paragrafo la seguente formula: «oppure che svolgono attività lavorativa con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato stipulati durante l’anno accademico in corso, con un impegno lavorativo non inferiore a 18 ore settimanali ovvero non inferiore a 600 ore l’anno e che abbiano un reddito non inferiore a 4200 euro (ossia 7 euro l’ora) la domanda va integrata con copia di contratti di lavoro o dichiarazioni dei datori di lavoro».
L’entità della manovra permette la sostenibilità finanziaria di tutte queste richieste che solo se accolte permetteranno di dare un parere favorevole alla manovra, che solo a questo punto potrà dirsi davvero equa e in grado di aiutare le fasce basse di reddito.
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LE NOSTRE IDEE
>Vivere come studenti: il nostro diritto allo studio
Borse di studio, non debiti. Ogni idoneo deve ricevere la borsa che gli spetta di diritto. Va accresciuto il numero dei beneficiari con l’aumento delle soglie minime di reddito e un maggiore riconoscimento del merito. Non si deve favorire l’indebitamento dello studente con il cosiddettoprestito di ‘onore’.
Tasse universitarie. Non possono costituire più del 20% delle entrate degli atenei (FFO). In tempo di crisi le università non devono aumentare le tasse. Occorre disegnare un nuovo sistema di tassazione a fasce progressive basato sul reddito e che valorizzi anche il merito, senza utilizzarlo come pretesto per fare cassa.
Residenze. Va promosso un piano nazionale dell’edilizia universitaria: occorre mettere in sicurezza degli edifici e costruire nuove strutture ‘a misura’ dello studente.
Per la casa, contro gli affitti in nero. Il canone d’affitto deve essere detraibile al 30% dalla dichiarazione dei redditi dei genitori o deducibile al 20% dal reddito dello studente lavoratore.
Una rete di trasporti. Stato e Regioni devono costruire un sistema nazionale e integrato di trasporti gomma/ferro, con convenzioni e sconti per studenti pendolari e fuori sede.
>Senza frontiere: la nostra mobilità in Italia e in Europa
Nel nostro paese non ci siano ostacoli. Devono essere introdotti standard negli ordinamenti didattici in modo che la carriera dello studente sia riconosciuta interamente in ogni università italiana. Va incentivata la mobilità interna tra un ateneo e l’altro tramite agevolazioni per gli studenti che intendono intraprendere questo percorso.
Internazionalizzazione. Borse e progetti di mobilità internazionale vanno gestiti più razionalmente e con più investimenti, aumentando le borse di ateneo ma soprattutto quelle regionali. Va incentivata l’attivazione di lauree con università straniere e il rilascio di titoli congiunti validi nei paesi interessati dall’accordo.
>Il nostro futuro: il nostro lavoro
Prospettive, non illusioni. Gli sbocchi occupazionali dichiarati dall’università devono essere realistici e monitorati. Il successo degli studenti nel mondo del lavoro deve essere uno dei criteri con cui valutare la qualità dei corsi di laurea.
Stage e tirocini. C’è bisogno di uno statuto nazionale che tuteli gli studenti dall’attuale condizione di sfruttamento e di precariato. Va affermato il principio della coerenza tra l’attività di stage/tirocinio e percorso di studio. Va introdotto un reddito minimo garantito per stagisti e tirocinanti.
>Uno statuto degli studenti: i nostri diritti e i nostri doveri
Valutazione. Gli studenti devono essere coinvolti attivamente nei processi di valutazione dei corsi di studio e della qualità della didattica, con cui premiare le esperienze virtuose e punire docenti o università negligenti.
Rappresentanza. Gli studenti partecipano attivamente ogni giorno alla vita dell’Università e va garantito loro uno spazio adeguato con una presenza del 20% negli organi di governo degli atenei.
Diritti. Uno statuto dei diritti e dei doveri degli studenti è l’obiettivo della rappresentanza studentesca nazionale: un riconoscimento dell’autonomia e della particolarità della condizione studentesca.
Rappresentanza nazionale: vogliamo davvero contare. Vogliamo una seria riforma dell’organo. Il CNSU dovrà poter dare pareri vincolanti su materie di interesse studentesco.
l CNSU esprime un parere sulla riforma Gelmini. Cosa propongo?
In queste settimane il disegno di legge di riforma dell’università è in discussione al Senato. Il CNSU avrà un importante compito consultivo e propositivo a riguardo. Come rappresentante, vorrei proporre le seguenti modifiche:
Sul Governo dell’università
- Il Senato Accademico è la sede delle rappresentanze dell’università e deve essere il centro strategico e decisionale dell’Ateneo: non il Consiglio d’Amministrazione, il quale non deve essere crocevia di interessi politici, localistici o economici.
- L’università deve essere autonoma, responsabile e diretta da tutte le sue componenti: non deve essere sottoposta solo al rettore o ai commissari inviati dal Ministero dell’Economia.
- Mantenere separate le competenze di gestione di didattica e ricerca
Sul Diritto allo studio
- Al posto della legge-delega al governo, è necessaria una legge organica sul diritto allo studio, che ridisegni standard nazionali di reddito e di merito, costruendo un sistema di borse e di servizi che garantiscano copertura su tutto il territorio.
- A proposito del fondo nazionale per il merito: deve essere finanziato dallo stato, non solo da privati; deve essere aggiuntivo agli enti regionali, non sostitutivo; deve prevedere criteri d’accesso di reddito, non solo di merito scolastico; può essere attivato solo dopo aver coperto tutti gli idonei beneficiari di borsa di studio che non la ricevono.
Dove trovare i finanziamenti per tutte queste proposte?
La crisi economica e il debito pubblico non ci permettono di fare solo richieste, senza indicare ragionevoli mezzi con cui realizzarle. Con 1 miliardo di euro si potrebbero finanziare le principali misure che propongo. Questi fondi potrebbero essere reperiti:
- per 1/2 razionalizzando e spendendo meglio le attuale risorse;
- per 1/2 con un investimento e uno sforzo aggiuntivo dello Stato: l’Italia investe nell’università solo l’0.8% del PIL, è penultima in Europa (media UE 1.2%) e ben lontana dal 3% che si era impegnata a raggiungere nel 2010 con l’Agenda di Lisbona
- inoltre con finanziamenti privati, aggiuntivi e non sostitutivi al finanziamento pubblico, reperiti in regime di regole trasparente e rigoroso e senza ledere l’autonomia e la libertà degli atenei
Lettera di candidatura di Mattia Gusella per le elezioni del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
Elezioni dell’12 e 13 maggio 2010
Per il rinnovo delle rappresentanze al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
Agli studenti e alle studentesse della mia età
La nostra università è in rapida trasformazione. Sono state fatte più riforme negli ultimi dieci anni che nei settanta precedenti. Questo processo non è solo italiano, ma interessa tutti i paesi europei e extra-europei che aderiscono alla storica Dichiarazione di Bologna; non riguarda soltanto le istituzioni, gli ordinamenti o le politiche dell’università, ma tutte le sue componenti, e soprattutto noi studenti. Siamo stati finora sottoposti ai vari cambiamenti, li abbiamo subiti alzando sporadicamente la voce, ma è mancata una voce propositiva che rappresentasse con continuità i bisogni concreti e l’odierna condizione di vita degli studenti. Penso che gli studenti possano essere i soggetti trainanti di questo mutamento in atto, possano ritornare a essere protagonisti della costruzione di un loro futuro che rischia, altrimenti, di essere negato e schiacciato dalla prepotenza del presente. Se noi lo vogliamo, invece, possiamo far pesare le nostre scelte e convinzioni, partecipando al governo di una dinamica in cui non è in gioco soltanto l’università, ma la nostra vita e il nostro domani. In questi anni di studio ho incontrato, con tanti amici, il mondo dell’associazionismo studentesco.Volevamo riaprire durante il periodo della nostra vita universitaria il nostro futuro uscendo dall’attesa abituale, smettendo di pensare a noi stessi soltanto giorno per giorno.
Ho partecipato, con le migliaia di studenti, insegnanti e famiglie, alla mobilitazione contro i tagli dissennati e una riforma miope dell’università:protestavamo ancora una volta, contro l’arroganza del presente sulle rivendicazioni del futuro.Grazie alla fiducia di molti studenti sono oggi rappresentante nel Consiglio di Facoltà e nel Senato Accademico della mia università, e negli ultimi mesi mi sono potuto confrontare con alcuni nodi reali della vita degli studenti della mia città, comprendendo che un risveglio, un impegno e una partecipazione di tutti noi, ciascuno a suo modo, sono le basi su cui lavorare per migliorare la nostra situazione.Vorrei che gli studenti avessero uno strumento ulteriore con cui esprimere i loro bisogni e le loro speranze, ma anche con cui risolvere in concreto alcuni aspetti della loro condizione di vita.
Sono convinto che il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, l’organo nazionale di rappresentanza degli studenti, sia la sede in cui si possano discutere le grandi questioni che caratterizzano la nostra generazione, e il luogo in cui la nostra generazione possa innanzitutto prendere la parola, rompendo il silenzio che oggi la contraddistingue.
Sono disponibile a candidarmi nelle elezioni di Maggio per il rinnovo delle rappresentanze del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.
Vi chiedo il vostro sostegno, la vostra fiducia, la vostra partecipazione.Apriamo gli occhi, usciamo dall’ombra.
Non aspettiamolo ancora, realizziamo noi il nostro domani.
Mattia Gusella
ATTENZIONE – AVVISO MOLTO IMPORTANTE!!
UNIWEB – chiusura degli uffici e variazioni orario di apertura
A partire dal 17 maggio 2010 l’Università di Padova avvierà Uniweb, un nuovo sistema informativo che permetterà agli iscritti all’Ateneo di gestire via web le pratiche universitarie, come l’iscrizione agli esami.
Per permettere al personale coinvolto di compiere le attività necessarie all’avvio del nuovo sistema sarà necessario chiudere per qualche giorno le Segreterie studenti, gli uffici del Diritto allo studio e della Formazione post lauream.
Nel periodo tra il 19 aprile e il 10 maggio gli uffici chiuderanno a turno per una settimana e, nei giorni in cui saranno aperti, ridurranno l’orario di apertura al pubblico; dall’11 maggio riprenderà l’orario normale.
Chiusura degli uffici
- Formazione post lauream: dal 19 al 23 aprile;
- DIRITTO ALLO STUDIO: dal 26 al 30 aprile;
- SEGRETERIE STUDENTI: dal 3 al 10 maggio;
Orario ridotto
Dal 19 aprile al 10 maggio, esclusa la settimana di chiusura, gli uffici scritti sopra, osserveranno l’orario seguente:
da lunedì a venerdì, ore 11-12.30, per il solo rilascio di certificati.
Salvo che nel periodo di chiusura di ogni servizio è garantita la risposta alle richieste inviate via e-mail agli uffici:
- Segreterie studenti: e-mail studenti@unipd.it
- Diritto allo studio: e-mail service.studenti@unipd.it
- Formazione post lauream: e-mail lauream@unipd.it
Per contattare telefonicamente gli uffici è necessario chiamare il Call centre al numero 049.8273131.
Casi particolari
LE SEGRETERIE STUDENTI SARANNO APERTE dal 19 e 20 aprile con orario pieno.
Servizio Formazione post lauream
- Scuole di specializzazione: orario ridotto dal 26 aprile al 7 maggio, orario pieno dal 10 maggio.
- Esami di stato: sempre aperto con orario pieno, esclusa la settimana di chiusura.
- Master, corsi di perfezionamento, borse, premi di studio e diplomi: orario ridotto dal 26 aprile al 14 maggio.
ATTENZIONE
Uuna volta avviato il nuovo sistema, si potrà accedere ai servizi solo via web, utilizzando username e password della posta elettronica di Ateneo.
Per questo, è indispensabile che ogni iscritto attivi al più presto la propria e-mail di Ateneo, attraverso la quale riceverà tutte le istruzioni ogni volta che un nuovo servizio sarà disponibile. Chi ha già attivato l’indirizzo di posta elettronica di Ateneo deve controllare che la password non sia scaduta.
















